giovedì 22 dicembre 2011

Strage in Iraq

Una serie di attentati coordinati ha colpito stamattina la capitale irachena, a soli quattro giorni dalla partenza dell'ultimo soldato Usa. Il bilancio provvisorio parla di almeno 57 morti e 150 feriti. Gli attentati di oggi sono i peggiori in Iraq dal 15 agosto scorso, quando un'ondata di esplosioni in diciassette diverse città provocò 74 morti e oltre duecento feriti. Coincidono inoltre con la grave crisi politica in corso nel Paese Iraq, perché si aggrava lo scontro tra sunniti e sciiti. Negli ultimi giorni è stato spiccato un mandato di cattura nei confronti di uno dei due vice presidenti, il sunnita Tareq al-Hashemi, per presunte attività terroristiche:
avrebbe avuto ai suoi ordini uno 'squadrone della morte'. Il premier Nouri al-Maliki, sciita moderato, ha ingiunto al governo autonomo del Kurdistan di consegnare Hashemi alle autorità centrali, e ha inoltre chiesto le dimissioni di uno dei suoi vice, Saleh al-Mutlak, anch'egli di confessione sciita e appartenente al cartello 'Iraqiya', lo stesso del vice presidente finito nell'occhio del ciclone: la colpa di Mutlak è l'aver definito il governo di unità nazionale a guida sciita una "dittatura". 'Iraqiya' dal canto suo ha intrapreso il boicottaggio dei lavori parlamentari e governativi, inducendo il primo ministro a minacciare di sostituire i membri del proprio gabinetto che fanno capo a tale partito.

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